Gli inibitori della pompa protonica, o IPP, rientrano tra i gastroprotettori, ma i due termini non sono perfettamente equivalenti. “Gastroprotettore” è una denominazione ampia; “IPP” identifica una precisa classe di farmaci che riduce la produzione di acido nello stomaco.
Omeprazolo e pantoprazolo sono esempi di IPP. Vengono spesso chiamati gastroprotettori, ma esistono anche medicinali con meccanismi differenti compresi sotto questa denominazione generale.
Che cosa significa gastroprotettore?
“Gastroprotettore” non è il nome di un principio attivo e non identifica un unico modo di agire. Nella classificazione di ISSalute, il termine comprende farmaci che riducono la produzione di acido, sostanze che neutralizzano l’acidità già presente e medicinali che agiscono sulla mucosa, cioè il rivestimento interno dello stomaco e del duodeno, il primo tratto dell’intestino.
Perciò, quando si parla di gastroprotettore, è utile specificare il nome del medicinale. Anche tra i prodotti per reflusso, acidità e bruciore di stomaco, indicazioni e modalità di utilizzo possono essere differenti.
Che cosa sono gli IPP e come funzionano?
Gli inibitori della pompa protonica riducono la produzione di acido bloccando un enzima presente nelle cellule della parete dello stomaco. Questo enzima, chiamato pompa protonica, interviene nella fase finale della secrezione acida.
Gli IPP, quindi, non formano un rivestimento protettivo: fanno produrre meno acido allo stomaco.
Tra i principi attivi di questa classe rientrano:
- omeprazolo;
- pantoprazolo;
- esomeprazolo;
- lansoprazolo;
- rabeprazolo.
Appartenere alla stessa classe non significa poterli sostituire autonomamente: la scelta deve considerare anche gli altri medicinali assunti e le caratteristiche della persona.
Quando vengono utilizzati gli IPP?
Gli IPP vengono impiegati, secondo l’indicazione clinica, nella gestione della malattia da reflusso gastroesofageo e delle ulcere gastriche o duodenali.
Possono inoltre essere associati ad antibiotici negli schemi terapeutici contro Helicobacter pylori, un batterio che può infettare lo stomaco. In questo caso, l’IPP non sostituisce gli antibiotici.
Con un antinfiammatorio serve sempre un gastroprotettore?
Non automaticamente. Alcuni antinfiammatori, chiamati FANS, possono provocare danni gastrointestinali. L’opportunità di associare una gastroprotezione richiede però una valutazione individuale.
Il medico considera elementi come età, precedenti ulcere o sanguinamenti e terapie concomitanti. Non basta quindi sapere che una persona assume un antinfiammatorio per stabilire che debba prendere anche un IPP.
IPP, antiacidi e alginati agiscono nello stesso modo?
No: anche quando vengono inclusi nella denominazione generale di gastroprotettori, hanno meccanismi differenti.
| Categoria | Come agisce |
|---|---|
| IPP | Riducono la produzione di acido nello stomaco |
| Antiacidi | Neutralizzano parte dell’acido già presente |
| Alginati | Formano un gel che ostacola la risalita del contenuto gastrico verso l’esofago |
Queste azioni non sono equivalenti. Puoi approfondire il confronto nella guida Reflusso: alginati, antiacidi e inibitori di pompa.
Quando prenderli e per quanto tempo?
Non esiste una modalità di assunzione valida per tutti i prodotti chiamati gastroprotettori. Dose, orario e durata dipendono dal medicinale e dal motivo per cui viene utilizzato. Ad esempio bruciore di stomaco e reflusso non sono la stessa cosa. Occorre seguire la prescrizione e il foglietto illustrativo della propria confezione.
Gli IPP non vanno confusi con prodotti destinati al sollievo immediato: per il pantoprazolo, per esempio, possono essere necessari alcuni giorni prima di avvertire un miglioramento.
Un gastroprotettore può avere effetti indesiderati?
Sì. Anche gli IPP possono causare effetti indesiderati, come mal di testa, dolore addominale, nausea, diarrea o stitichezza. Non tutte le persone li manifestano.
Possono inoltre interagire con altri medicinali: prima dell’assunzione, è utile comunicare al medico o al farmacista anche gli integratori utilizzati.
Se assumi un IPP da tempo, verifica con il medico se l’indicazione è ancora presente e quale durata è prevista. Non modificare o interrompere autonomamente una terapia prescritta.
Se vuoi approfondire quali alimenti evitare per il reflusso, puoi consultare questa pagina.
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