Cosa è la Vitamina B6, a cosa serve, dove si trova

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La Vitamina B6 è una vitamina idrosolubile, cioè che non viene accumulata dall’organismo che la elimina facilmente attraverso l’urina, ma che è invece necessario che venga assunta con quotidianità attraverso l’alimentazione. Se esposta a fondi di calore, la Vitamina B6 si degrada e si presenta in tre forme attive che sono: la piridossina, la piridossamina e la piridossale.

È stata scoperta intorno al 1935 durante le ricerche sulla malattia pellagra (una malattia della pelle, dell’apparato gastroenterico e del sistema nervoso centrale) diffusa nei secoli passati per la scarsa nutrizione dei ceti più bassi a causa della mancanza principalmente di carne, uova e latte.

Come funziona la Vitamina B6?

Questa vitamina viene assorbita, attraverso l’alimentazione, dal primo tratto dell’intestino tenue. Viene poi trasferita, tramite l’apparato circolatorio, al fegato dove viene trasformata in coenzima attivo e a questo punto può supportare innumerevoli reazioni metaboliche essenziali.

A cosa serve la Vitamina B6?

Questa vitamina ha un ruolo fondamentale nel:

  • Metabolismo degli zuccheri, degli acidi grassi e degli aminoacidi
  • Trasformazione delle proteine
  • Contribuire alla creazione degli ormoni e dei globuli rossi e bianchi
  • Costruire la barriera immunitaria (insieme allo zinco) in difesa di malattie e infezioni
  • Stimolare le funzioni cerebrali
  • Ridurre la stanchezza e la fatica (insieme al magnesio)
  • Garantire il buon funzionamento del sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) e periferico
  • La sintesi di neurotrasmettitori quali la serotonina (regola l’umore, il sonno, l’appetito, la memoria e la capacità di concentrazione), la dopamina, la noradrenalina e l’acido gamma-aminobutirrico
  • Allontanare l’insonnia

Produzione di energia a partire dai carboidrati

  • Contribuire al normale metabolismo dell’omocisteina
  • Prevenire l’invecchiamento
  • Sostenere la memoria
  • Prevenire i tumori al polmone e alla prostata
  • Trattare la malaria

La Vitamina B6, contribuisce a mantenere l’equilibrio ormonale, tanto da alleviare i sintomi del ciclo mestruale. Per questo viene utilizzata anche in gravidanza, proprio perché è capace di alleviare gli stati di nausea e di vomito. È utile anche per trattare stati di depressione, stanchezza e mal di testa.  

È utilizzata per la creazione di molte creme e prodotti contro l’invecchiamento.

Dove si trova la Vitamina B6?

La vitamina B6 è contenuta in diversi alimenti sia del regno animale che di quello vegetale, tra i quali:

  • Il pesce e i crostacei
  • La carne manzo, pollo e maiale
  • Il fegato
  • I cereali integrali
  • Le uova
  • Gli spinaci
  • Le patate
  • I legumi (in particolare ceci e lenticchie)
  • Il latte e i formaggi
  • La frutta (eccetto gli agrumi), anche in quella tropicale come gli avocadi
  • La frutta secca
  • Il lievito di birra

Questa vitamina non perde le sue capacità se esposta a fonti di calore, quindi i cibi possono essere cotti senza perdere le loro proprietà. I cibi perdono la quantità di vitamina B6 se esposti alla luce e agli agenti ossidanti come l’ossigeno o congelati o inscatolati, quindi il consiglio è di scegliere alimenti freschi e consumarli rapidamente.

Conseguenze della carenza e dell’eccesso della Vitamina B6

Il fabbisogno giornaliero di questa vitamina può variare a seconda dell’età e del sesso. Per gli uomini è di circa 1,5 mg al giorno, per le donne invece 1,1 mg.

La carenza di Vitamina B6 si verifica raramente con sintomi quali:

  • Apatia
  • Debolezza diffusa sia fisica che mentale
  • Insonnia
  • Dermatite
  • Lesioni delle mucose
  • Cheilosi
  • Spasmi muscolari
  • Ritenzione idrica
  • Disturbi del sistema nervoso
  • Anemia ipocromica (i globuli rossi assumono un colore più chiaro)
  • Calcoli renali

Si riscontrano casi di carenza se si stanno assumendo altri medicinali come i farmaci antiepilettici e quelli usati per la cura della tubercolosi. Anche altri medicinali, come i contraccettivi, i corticosteroidi e i diuretici, possono inficiare sull’assorbimento di questa vitamina.

La carenza di questa vitamina può portare anche alla carenza di Vitamina B12, dello zinco e del selenio.

Non sono conosciute conseguenze dell’eccesso di Vitamina B6 se non forti mal di testa.

Per evitare queste problematiche è sufficiente seguire uno stile di vita sano, variare l’alimentazione e rispettare le regole base sulla conservazione e sulla cottura dei cibi.
Chi segue una dieta particolarmente rigida come i vegani e i vegetariani, potrebbero dover ricorrere agli integratori di Vitamina B6 perché potrebbero aver difficoltà ad assumere la vitamina B6. Tutto ciò però va fatto sotto stretto controllo medico.

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Come prevenire e contrastare l’acne

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L’acne è considerata una vera e propria malattia della pelle che non si risolve da sola o con il passare del tempo. Nel momento in cui si inizia a notare un’ infiammazione sospetta, è sempre bene rivolgersi in fretta al proprio medico. L’acne non è solo un problema che si presenta nell’adolescenza, ma anche nelle donne con età intorno ai 40 anni.

Come si presenta e sviluppa l’acne

L’acne causa delle lesioni all’interno della struttura del follicolo pilifero e alla ghiandola sebacea. Questa può presentarsi in alcune zone del corpo come viso, spalle, torace e zone in cui le ghiandole sebacee sono molto sensibili alla stimolazione ormonale.

Inizialmente si notano dei comedoni, ossia delle piccole lesioni causate da una produzione eccessiva di sebo che diventano grandi al punto tale da riuscire a chiudere il canale.

Di conseguenza si formano i famosi punti bianchi o scuri. In seguito è possibile che le ghiandole sebacee  si infiammino dando vita a foruncoli in rilievo e di colore rosso che potrebbero infettarsi e quindi riempiersi di pus. In alcuni casi in cui la situazione diventa più grave, l’infiammazione cresce a tal punto da spostarsi verso l’interno della pelle, trasformandosi cosi in cisti molto grandi che, unendosi, formano delle cavità colme di pus.

Come si contrasta l’acne

Negli adulti, l’acne può essere contrastata utilizzando gli alfa-idrossiacidi, e nello specifico l’acido glicolico. Sono delle sostanze che hanno origine nella frutta e che sono in grado di causare un assottigliamento della parte superficiale della cute, migliorandone così l’aspetto generale.

Il compito del dermatologo è quello di tamponare la cute usando una soluzione concentrata e lasciarla agire per qualche minuto. Il numero di trattamenti da seguire cambia in base  alla composizione della soluzione: nella maggior parte dei casi va fatto una volta alla settima per sei settimane.

L’acne si può combattere anche utilizzando l’acido azelaico, l’isotretinoina, la tretinoina oppure l’acido retinoico. Il trattamento con questi principi attivi è consigliabile che avvenga solo dopo la visita di un dermatologo, spesso la loro efficacia è accompagnata da numerosi effetti collaterali e per questo devono essere utilizzati con grande attenzione.

Le cicatrici lasciate dell’acne ormai guarita, possono essere guarite utilizzando un trattamento laser a base di anidride carbonica, la cui azione esfoliante riesce ad eliminare ogni cellula morta della pelle. Molto efficaci risultano anche i peeling di acido tricloroacetico.

Come prevenire l’acne

Per prevenire l’acne o trattarne i casi più lievi, una soluzione potrebbe essere quella di sottoporsi a delle cure termali. Infatti, come è risaputo, i fanghi e le acque termali sulfuree, svolgono un azione seboregolarizzatrice.

Cosa fare e non fare

Una delle abitudini peggiori è quella di schiacciare i foruncoli in quanto si rischia che l’infezione si diffonda e che si rovini la pelle con delle cicatrici. Se si hanno solo dei punti neri, la soluzione ideale potrebbe essere quella di fare una pulizia del viso o della pelle da un’estetista qualificata.

Per prevenire la formazione di acne, un consiglio è quello di evitare il consumo di cibi che sono in grado di aumentare l’infiammazione, ossia cibi piccanti o fritture.  Evitare di utilizzare trucchi troppo occlusivi e pesanti potrebbe essere un buon modo per prevenire l’acne, in quanto questi rischiano di non far respirare correttamente l’epidermide.

Ragadi al seno durante l’allattamento: come combatterle

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L’OMS ovvero l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda alle mamme l’allattamento al seno come miglior soluzione per nutrire e curare il proprio bambino fin dai primi giorni.

L’allattamento è un momento molto importante e delicato, non solo per il sostentamento del piccolo ma soprattutto perché è in questa fase che si inizia a cementare il rapporto tra mamma e figlio in modo stabile e ottimale.

Perché l’allattamento dia dei buoni risultati è opportuno che per tutta la sua durata sia un momento piacevole e sereno per entrambi, sia per la mamma che per il piccolo. Ecco perché è di notevole importanza prevenire qualsiasi tipo di problema al seno della mamma.

Oggi, quindi, affronteremo questo delicato argomento e ti spiegheremo come combattere le ragadi al seno in allattamento, problema che coinvolge tantissime donne.

Come curare le ragadi al seno?

Non scoraggiarti se durante l’allattamento le ragadi fanno la loro comparsa, purtroppo è un fattore molto comune, ma il problema è assolutamente risolvibile con i giusti metodi e un po’ di pazienza. Ciò che intanto è importante sapere è che non si deve interrompere l’allattamento, evitando così che la situazione si aggravi con la formazione di un ingorgo mammario o addirittura di una dolorosa mastite.

Per questo motivo ti consigliamo di allattare sempre, anche quando si dovessero formare delle ragadi sanguinanti, queste non creeranno alcun problema al piccolo, puoi stare tranquilla. Oltre a questo, è indispensabile correggere l’attacco al seno per eliminare alla base una delle cause scatenanti di questo doloroso problema.

Ragadi al seno durante allattamento: soluzioni pratiche

  • Utilizzo delle coppette d’argento. Si tratta fondamentalmente di dischetti con la sagoma del capezzolo, quindi anatomici, che solitamente si usano poco dopo il parto e dopo aver attaccato al seno il piccolo per la prima volta. L’argento infatti ha proprietà antibatteriche e cicatrizzanti permettondo alle ferite di guarire in 24/48 ore.
  • Un altro utile rimedio consiste nello spalmare sulle ferite presenti sul seno della lanolina, ovvero una sostanza cremosa giallastra che applicata con cura e quotidianamente lenisce il dolore ed idrata l’epidermide. PureLan della Medela, ad esempio, è un prodotto composto al 100% da lanolina purissima, senza additivi o conservanti. Le ragadi profonde si possono comunque curare applicando sulle lesioni anche della pomata all’ossido di zinco;
  • A poco a poco, quando le ragadi sono in via di guarigione e non fanno più male, puoi provare a spremere delicatamente il seno e spalmare il latte o il colostro che fuoriesce sul capezzolo e sull’areola. Non coprire subito il seno, ma lascia che si asciughi all’aria. Sia il latte che il colostro, infatti, sono degli ottimi idratanti e cicatrizzanti naturali a costo zero;
  • Lava bene le mani prima della poppata;
  • Correggi l’attacco al seno e quindi la posizione del bambino;
  • Inizia l’allattamento dal seno che fa meno male, così che il bambino sia portato a succhiare con meno vigore dal secondo seno;
  • In caso di dolore acuto puoi aiutarti con il tiralatte per avere un po’ di sollievo, magari fino a quando il dolore non diminuisce.

Cosa sono le ragadi

Le ragadi sono dei piccoli tagli che si formano sulla pelle del capezzolo o intorno all’areola. È possibile che queste compaiono durante l’allattamento, soprattutto nei primi giorni.

Le ragadi possono essere un semplice fastidio temporaneo e svanire dopo qualche giorno, oppure possono aggravarsi con l’allattamento fino a sanguinare, provocando alla mamma un forte dolore quando il bambino si attacca al seno, ed esponendola quindi ad un maggior rischio di infezioni.

Questo problema può rappresentare una dura sfida per la mamma, rendere l’esperienza dell’allattamento poco piacevole, e a volte diventare una vera e propria fonte di stress.

Prevenire la formazione delle ragadi al seno

Già qualche settimana prima del parto, è opportuno ammorbidire la zona interessata con oli e creme che rendano la pelle elastica e morbida, come ad esempio l’olio di mandorlaLa causa della loro formazione va rintracciata una componente genetica, ovvero una predisposizione familiare.

Anche avere un capezzolo retratto può facilitare l’insorgere di queste ferite dolorose, dal momento che l’allattamento risulta più complicato. A complicare le cose vi è anche l’attacco al seno sbagliato da parte del piccolo. Per prevenire le ragadi, quindi, è possibile semplicemente far sì che il bambino si attacchi al seno correttamente.

È inoltre opportuno mantenere una corretta igiene: innanzitutto sarebbe auspicabile bandire le classiche coppette assorbenti, a meno che queste non siano interamente in puro cotone. Le coppette, infatti, rappresentano un ambiente ottimo per la formazione di germi poiché mantengono il seno umido, facendo così aumentare nella mamma la possibilità di contrarre infezioni.

Se vuoi comunque usarle puoi anche cimentarti nel “fai da te” ritagliando delle vecchie lenzuola o magari fazzoletti di puro cotone che non usi più. Ti raccomandiamo di lavarti solo con l’acqua tiepida, usando detergenti che siano delicati e privi di alcool, profumi o altre sostanze che possano in qualche modo irritare o modificare l’odore naturale del seno che i bambini riconoscono e che imparano “ad amare”.

Attaccare al seno il bambino adeguatamente

Per attaccare bene il bambino al seno deve essere innanzitutto sveglio e interessato a mangiare. Questo vuol dire fondamentalmente accertarsi che il piccolo muova le labbra o provi ad avvicinare le sue mani alla bocca. Ricordati inoltre che devi trovare una posizione comoda, e sostenerlo adeguatamente.

Il piccolo, infatti, deve stare comodo e disteso sulla mamma, facendo sì che orecchio, spalla e fianco del piccolo siano in linea. È opportuno stimolare con la punta del capezzolo la bocca del cucciolo e avvicinarlo al seno solo quando l’apre, mi raccomando di portare il capezzolo vicino al labbro superiore del bambino e non al centro della bocca, per invogliarlo e stuzzicarlo adeguatamente. Parte dell’areola deve essere all’interno della bocca del bambino, affinché il mento e il naso siano direttamente a contatto con la mammella. È inoltre necessario che durante la poppata non si sentano schiocchi, ma soltanto il rumore che il bambino fa quando inghiotte in maniera naturale.

Se dopo le prime volte che allatti il piccolo, continui a sentire dolore quando lo attacchi al seno per più di 10 secondi, allora stacca il piccolo e prova di nuovo. Come vedi con dei piccoli accorgimenti e tanta pazienza anche il problema ragadi al seno durante l’allattamento può essere superato, a maggior ragione se a farlo è una super mamma come te, che non si ferma davanti a nulla per amore del suo piccolo.

Fermenti lattici: quando prenderli e a cosa servono

Quando il nostro stomaco fa un po’ le bizze, quando non è al 100%, lo si può aiutare facilmente con la semplice assunzione di fermenti lattici. Hanno una potente azione positiva sull’equilibrio della flora batterica dell’intestino da cui ne consegue un miglioramento generale di diverse funzioni corporee. Di seguito una breve guida sull’utilizzo e le loro modalità di assunzione.

Cosa sono i fermenti lattici

Quando si parla di fermenti lattici ci si sta impropriamente riferendo ad un insieme di batteri lattici vivi, che sono microrganismi batterici utili all’uomo nella fermentazione del latte ed in grado di metabolizzare il lattosio e lo zucchero contenuto nel latte.

I fermenti lattici rientrano nel gruppo dei probiotici. I migliori sono quelli che producono acido lattico in maggior quantità. Nel dettaglio parliamo di quei batteri che appartengono ai generi dei Lactobacillus, Lactococcus, Leuconostoc, Pediococcusm e una specie di Streptococcus.

Questi fermenti sono presenti abitualmente e naturalmente nell’intestino umano.

Che differenza c’è tra fermenti lattici e probiotici

Per probiotici si intende un gruppo di microrganismi, tra cui sia batteri che lieviti. Entrambi hanno un effetto particolarmente benevolo per la salute umana. All’interno di questo grande gruppo, ci sono anche i fermenti lattici che sono dei batteri che, attraverso il processo di fermentazione, producono l’acido lattico.

A cosa servono i fermenti lattici

I fermenti lattici servono a migliorare la salute del nostro intestino e sono resistenti all’azione digestiva se assunti lontani dai pasti.
Anche i fermenti che vengono assunti attraverso l’alimentazione vengono utilizzati per ri-equilibrare e ripristinare la flora intestinale, quindi per migliorare tutte le funzioni intestinali, per favorire la digestione, per rinforzare le difese immunitarie e contrastare gli effetti collaterali che può dare l’assunzione di alcuni farmaci come gli antibiotici e per aiutare a sintetizzare alcune vitamine tra le quali la B12 e la K.
I fermenti lattici probiotici vengono spesso prescritti in caso di disfunzioni dell’apparato digerente. I loro benefici sono stati dimostrati anche in caso di patologie diverse da quelle legate all’apparato digerente, come infezioni alle vie respiratorie e urinarie, sindromi infiammatorie o allergie alimentari.

Quali sono i benefici dei fermenti lattici

I fermenti lattici presentano diversi benefici per i quali ne è spesso consigliata l’assunzione, come ad esempio:

  • Stimolano il rafforzamento delle difese immunitarie intestinali e generali
  • Rinforzano la flora intestinale
  • Rimuovono gli antigeni nocivi
  • Alleviano i problemi legati all’intolleranza al lattosio (in questo caso quelli prescritti saranno fermenti lattici senza lattosio)
  • Riducono le allergie alimentari
  • Migliorano la situazione di stati infettivi e infiammatori a carico di stomaco e intestino
  • Diminuiscono i livelli di colesterolo nel sangue
  • In caso di terapie antibiotiche
  • In caso di candidosi o malattie intestinali croniche

Quando prendere i fermenti lattici

L’assunzione dei fermenti lattici è consigliata in caso di:

  • Diarrea che si manifesta in caso di assunzione di antibiotici o da Rotavirus
  • Intolleranza al lattosio o allergie alimentari
  • Enterite
  • Rinforzamento delle difese immunitarie intestinali
  • Prevenzione del tumore al colon
  • Malattie intestinali infiammatorie
  • Sindrome del colon irritabile
  • Colesterolo alto
  • Vaginite batterica
  • Infezione alle vie urinarie
  • Carie dentali

Come assumere i fermenti lattici

I fermenti lattici se assunti per bocca e stomaco vuoto, quindi lontano dai pasti, riescono ad oltrepassare la barriera gastrica e ad arrivare integri nell’intestino, poiché sono anche acidofili, quindi vivono e si sviluppano in condizioni di acidità elevata. In questi casi riescono a migliorarne la salute notevolmente.

Quando invece vengono assunti attraverso l’ingerimento di cibi come lo yogurt, certi formaggi molli o i crauti… la maggior parte viene distrutta dalla barriera gastrica, quindi la loro azione è limitata.

È sempre meglio che la somministrazione e le indicazioni per l’assunzione dei fermenti lattici vengano stabiliti da un medico solo in seguito ad una diagnosi specifica e ad una attenta valutazione dei possibili effetti collaterali.

Importante è ricordare che i fermenti lattici probiotici sono microrganismi vivi, quindi la conservazione deve avvenire come da indicazioni.

Fermenti lattici e bambini

I fermenti lattici sono particolarmente indicati anche per i bambini, in quanto aiutano l’assorbimento di importanti principi nutritivi come vitamine e sali minerali e sono ideali per contrastare diarrea, stitichezza, infezioni, squilibri del sistema gastroenterico e squilibri della flora batterica, disturbi dovuti alla crescita. Come negli adulti, migliorano lo stato generale di salute dei bambini, potenziando lo sviluppo delle difese naturali. Aiutano nella prevenzione di allergie, di infezioni alle vie respiratorie, alle vie urinarie e intestinali, di infiammazioni intestinali. I fermenti lattici per bambini aiutano nella risoluzione di intolleranze alimentari e dermatite atopica.

Per i neonati, la prima fonte di fermenti lattici vivi è il latte materno.  

Quali effetti collaterali provocano i fermenti lattici

Tra gli effetti collaterali che potrebbero provocare i fermenti lattici ci sono:

  • Intolleranza o allergia ad alimenti presenti nei prodotti farmaceutici
  • In caso di pancreatite, l’assunzione di fermenti lattici può essere sfavorevole
  • In caso di immunodeficienze si può arrivare a setticemia, con conseguente infezione sistemica
  • In caso di stipsi, l’assunzione dei fermenti lattici potrebbe aggravarne la condizione con un’azione lassativa
  • Crampi addominali, meteorismo, diarrea e flatulenza

A cosa fanno bene i fermenti?

I fermenti lattici hanno un ruolo fondamentale nella funzione immunitaria (rinforzando le difese immunitarie dell’intestino e stimolando la produzione di anticorpi), nutritiva e riequilibrante. L’assunzione è particolarmente indicata in caso di infezione sia alle vie respiratorie e urinarie, ad esempio contro la candida o la cistite.

Quando non prendere i fermenti lattici?

I fermenti lattici apportano notevoli benefici all’organismo e in quanto già presenti nell’organismo nella flora batterica, non provocano nessun effetto collaterale, quindi non esistono controindicazioni nella loro assunzione.

Quando si prendono i fermenti lattici, prima o dopo i pasti?

È consigliabile assumere i fermenti lattici lontano dai pasti, in maniera tale che possano essere meglio assorbiti dallo stomaco vuoto. L’azione a livello intestinale così sarà più efficace. Al contrario, la loro assunzione insieme al cibo o subito dopo aver mangiato, non ne garantisce il corretto assorbimento da parte dell’acido dello stomaco.

Per quanto tempo si possono prendere i fermenti lattici?

In caso di disturbi, come la diarrea, i fermenti lattici vanno assunti subito, durante la fase acuta, almeno due volte al giorno. È necessario continuare ad assumerli per almeno una settimana dopo la fine del disturbo.

Onicofagia: rimedi e trattamenti

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Spesso capita che inconsciamente ci ritroviamo a rosicchiare e mangiare le unghie delle mani e le pellicine che le circondano. È un’attività che si fa inconsciamente proprio perché non ci si rende conto di quello che si sta facendo ed è uno sfogo che si manifesta sovente come risposta alla forte tensione interna. Infatti spesso lo si fa proprio per calmarsi.

Questo disturbo, l’onicofagia, si manifesta già durante l’infanzia (dai 7 ai 10 anni) e l’adolescenza (tra i 12 e i 18 anni), per protrarsi fino all’età adulta.
L’onicofagia, quindi le unghie mangiate sono un’abitudine antiestetica e sicuramente anti-igienica.

Cosa è l’onicofagia

L’onicofagia, meglio conosciuto come il vizio di mangiarsi le unghie, è un disturbo compulsivo e un disturbo del controllo degli impulsi che portano il paziente a provare piacere e sollievo dal rosicchiare continuamente le unghie delle proprie mani, a volte anche le pellicine e le cuticole che circondano le unghie. Tutto ciò può avere nel paziente delle conseguenze nocive sia a livello psicologico che fisico.  

Solitamente questo disturbo non si limita ad un’unghia specifica, ma interessa tutte le dita delle mani. Oltre all’onicofagia, altre difficoltà causate dal disturbo del controllo degli impulsi, sono la dermatillomania, la piromania, la dermatofagia, la cleptomania e la tricotillomania.

Quali sono le cause dell’onicofagie?

La causa principale dell’onicofagia è psicologica, succede infatti in periodi di particolare nervosismo, o di stress e noia. Ma la sua causa può essere ricercata anche nella cattiva gestione della propria ansia e nervosismo o in un disagio più profondo. L’onicofagia viene inserita tra i disturbi comportamentali e delle emozioni.

Spesso alla base della onicofagia la psicologia ci colloca un ambiente familiare non sano, ma disturbato da litigi e incomprensioni, alte aspettative da parte dei familiari, o difficoltà a gestire la propria ansia.

Le unghie mangiate spesso permettono di contenere le reazioni a contrasti interpersonali e ai disagi soggettivi. È un disturbo infatti che tende a scomparire quando la situazione che porta al malessere scompare. Il disturbo comunque può ripresentarsi, quando si ripresenta la situazione di ansia o stress.

Quindi, ricapitolando, le principali cause sono:

  • Stress e ansia, dovuti a preoccupazione e nervosismo. L’onicofagia in questo caso permette di alleggerire la carica emotiva
  • Atteggiamenti autolesionistici, come espressione di aggressività
  • Disturbi del comportamento alimentare
  • Noia, per la difficoltà di controllare lo stimolo nei momenti di inattività
  • Imitazione di altra gente, in particolare per i bambini

Quali sono i sintomi dell’onicofagia

L’onicofagia è facilmente individuabile in due step, il primo è il controllo, che può essere sia visivo che tattile, dei possibili difetti e imperfezione di unghie e tessuti morbidi da eliminare, così da rendere pelle ed unghie regolari; il secondo step prevede proprio il mordicchiare unghie, pellicine (perionichio) e cuticole.

Quali conseguenze ha l’onicofagia

Spesso l’onicofagia è solo un’abitudine transitoria e non comporta conseguenze, ma altre volte può causare dolore e sanguinamento, può portare all’arrossamento della zona interessata, del letto ungueale e della pelle situata alla base e ai lati dell’unghia.

Può causare infezioni batteriche o virali (patereccio -meglio conosciuto come giradito-, onicomicosi, paronchia…).

C’è anche da considerare che chi è solito mangiarsi le unghie, rischia di trasferire alla bocca dei microrganismi e germi che si depositano sotto le unghie e possono essere dannosi per l’organismo e portare a lesioni gengivali, carie o ad altre infezioni della bocca. Può portare anche all’usura degli incisivi, al deterioramento dello smalto dei denti, alla malaocclusione dei denti anteriori. In caso di Herpes alla bocca, il mangiarsi le unghie può causare il giradito erpetico sulla falange del dito in questione.

L’onicofagia può portare anche a disturbi come la deformazione grave delle dita.

L’ingestione di unghie e cuticole può portare a problemi allo stomaco.

Inoltre, la vista delle mani con le unghie mangiate, può far pensare ad una persona con scarsa autostima, timida e che non sa gestire la rabbia.

Come guarire dall’onicofagia

La maggior parte della gente smette di mangiarsi le unghie spontaneamente verso i 30 anni o per la paura di sviluppare infezioni o anche solo per avere un aspetto più curato. Sovente basta che venga meno la causa che provoca il malessere che genera ansia, stress e nervosismo.

Nei casi lievi, si può ricorrere all’applicazione di uno smalto dal sapore amaro, il cui gusto sgradevole scoraggia quindi il mangiarsi le unghie. O si può ricorrere ad un bendaggio anche con cerotti delle punte delle dita, o nell’utilizzo di guanti. Si può mantenere le unghie correttamente tagliate, così da non incorrere in tentazioni. Si può masticare un chewingum senza zucchero o masticare un bastoncino di liquirizia così da avere la bocca impegnata.

Ma come smettere di mangiare le unghie?

Per smettere di mangiare le unghie potrebbe aiutare molto prendersi cura delle mani, con sedute regolari di manicure e l’utilizzo di smalto (chiaro per gli uomini casomai), o il ricorrere ad unghie artificiali.
Lo sport inoltre aiuta a scaricare e gestire lo stress e la tensione; mantenere le mani in un’attività rende le unghie difficilmente raggiungibili.

Quando tutti questi metodi precedentemente suggeriti non funzionano e nei casi più gravi è necessario ricorrere al supporto di uno psicoterapeuta per aiutare l’onicofago (colui che si mangia le unghie) a capire quali sono le cause che portano a questo disturbo. L’onicofagia è considerato un atto tendenzialmente autolesionistico.

Quali farmaci contro l’onicofagia

A volte i trattamenti locali sono scarsamente efficaci e quindi si preferisce ricorrere a farmaci antidepressivi prescritti per la cura del disturbo ossessivo-compulsivo, o all’assunzione di vitamina B che agisce sulla serotonina, che è l’ormone che controlla umore e aggressività. In questi casi è necessario consultare un medico.

Quando ricorrere ad un medico in caso di onicofagia?

Le la pelle attorno alle unghie o le unghie stesse presentano gonfiore, rossore o presenza di pus, è necessario ricorrere al più presto ad un consulto medico.

Come si fa a smettere di mangiarsi le unghie e le pellicine?

I principali rimedi per smettere di mangiare le unghie sono:

  • Mantenere le unghie ben tagliate e curate
  • Usa gel e tips
  • Masticare chewingum così da avere la bocca impegnata
  • Applicare sulle unghie uno smalto amaro o normale così da disincentivare l’abitudine
  • Immergi le unghie nel succo prodotto sminuzzando l’aloe vera, questo donerà alle unghie un sapore particolarmente amaro
  • Applicare guanti o cerotti sulle dita così da non averle facilmente a disposizione
  • Cercare di cambiare abitudini e stili di vita

Chi si mangia le unghie è un perfezionista?

Secondo studi, chi è affetto da onicofagia è un perfezionista, che si ritrova in un forte stato di frustrazione quando non riesce ad ottenere ciò che si è prefissato. Il mancato raggiungimento dell’obbiettivo, porta il soggetto all’impazienza e ad uno stato di insoddisfazione perenne.

Perché una persona si mangia le pellicine delle unghie?

Il mangiarsi le unghie e le pellicine è considerata una forma di autolesionismo, causato quasi sempre da motivi di natura psicologica, come da un disordine del controllo degli impulsi e dalla difficoltà di gestione di stress ed emozioni.

Che succede se si ingoiano le unghie?

L’onicofagia può causare dolore, arrossamento o sanguinamento della zona attorno alle unghie in questione, ma l’ingerimento delle unghie può comportare anche l’ingerimento di virus e batteri.

Cosa mangiare al posto delle unghie?

Per risolvere con facilità questo problema a volte è necessario tenere la bocca impegnata masticando qualcosa. Per aiutare la causa, si possono immergere le mani, e in particolare le unghie, nel succo prodotto dallo sminuzzamento delle foglie di aloe vera poiché quest’ultima ha un sapore amaro. Così questo sapore amaro aiuterà a desistere dal portarsi le mani alla bocca.

A cosa sono dovute le pellicine?

Le pellicine, quelle che gli onicofagi amano tanto, si formano per diverse cause: la secchezza, il freddo, i detersivi, il mangiarsi le unghie, qualche carenza di vitamine o una manicure fatta male.

Chi mangia le unghie ha l’alito cattivo?

Sì, studi dimostrano che chi mangia le unghie è più soggetto a soffrire di alitosi, quindi alito cattivo. Il portare e tenere sempre le unghie in bocca, ci porta all’ingerimento di centinaia di batteri. Quindi per combattere l’alito cattivo sicuramente può aiutare lo smettere di mangiare le unghie.

Collagene viso: a cosa serve e quali sono le migliori creme online

collagene viso a cosa serve

Si sa, con l’avanzare dell’età sulla pelle del nostro viso e del collo di uomini e donne iniziano a comparire le prime rughe e i primi inestetismi, i segni del tempo, che difficilmente vengono accettati.

La cosmetica ci viene incontro per risolvere e migliorare nettamente questa situazione con delle creme viso al collagene viso, anche se ancora non esiste la fonte di eterna giovinezza.

Con il passare degli anni, superati i 30 anni infatti, il collagene nel nostro organismo inizia a scarseggiare e questo, per il nostro viso significa inestetismi, rughe e segni del tempo.

Cosa è il collagene? Collagene viso a cosa serve?

Il collagene è una sostanza naturalmente esistente nei tessuti connettivi della cute, che si occupa di mantenere la pelle elastica, giovane, liscia e in salute. Questa produzione di collagene da parte di piccole cellule, con il passare del tempo, rallenta.

Contribuiscono a rallentare questo processo anche alcune cattive abitudini, come fumo, esposizione scorretta ai raggi UV e smog e alcuni agenti atmosferici e ambientali.

Che differenza c’è tra acido ialuronico e collagene?

Sia il collagene che l’acido ialuronico sono sostanze alleate sia delle donne che degli uomini per contrastare i segni del tempo e le rughe presenti e visibili soprattutto sulla pelle del viso e del collo. Entrambe vengono utilizzate e inserite nelle creme viso per donare tono ed elasticità, mantenendo la pelle ben idratata e con un aspetto sano e giovane più a lungo.

Acido ialuronico e collagene rappresentano gran parte del tessuto connettivo e sono due sostanze presenti naturalmente nel nostro corpo, ma mentre l’acido ialuronico dona al tessuto la capacità di legare e di trattenere l’acqua, quindi di mantenere l’idratazione, il collagene influenza l’elasticità, la flessibilità e l’estendibilità della pelle.

Quest’ultimo, il collagene, è presente nell’organismo in maniera più abbondante rispetto all’acido ialuronico, mantiene i capelli in salute e proteggere oltre la pelle, anche le cartilagini sostenendole. Mentre l’acido ialuronico, oltre ad occuparsi della salute della pelle, mantiene le articolazioni lubrificate.

A cosa servono le creme con collagene?

Le creme viso al collagene sono le principali alleate nella lotta contro l’invecchiamento e le rughe della pelle, in particolare del viso e del collo che rappresentano le parti più colpite. L’applicazione quotidiana e regolare di una buona crema viso al collagene può apportare enormi benefici, donando alla pelle elasticità, vigore, idratazione e un aspetto sano.

Inoltre le creme al collagene hanno anche il compito fondamentale di ridurre visibilmente le cicatrici presenti su viso e collo dovute a ferite, acne o interventi e di attenuare le macchie della pelle.

Quando si usa il collagene?

Il collagene prodotto naturalmente dal nostro organismo inizia a diminuire già dai 20-25 anni, senza però ancora lasciare segni evidente. Quindi già da allora sarebbe buona pratica, iniziare ad utilizzare quotidianamente e con regolarità una crema a base di collagene, inserendola nella propria beauty routine.

I primi segni iniziano a comparire più avanti negli anni, dai 40 in poi, ma una buona routine ne può sicuramente limitare i danni.

Il collagene in cosmetica lo troviamo in creme viso, in filler, siero al collagene e come integratori.

Creme viso al collagene in farmacia, quali sono le migliori

Le creme viso al collagene possono contenere collagene o stimolare l’organismo nei processi di sintesi del collagene, oppure entrambe le soluzioni insieme.

Gli utilizzi principali delle creme sono di rassodare la pelle del viso e del collo, di ridurre smagliature e cellulite, di ridurre l’acne, di stimolare il sistema linfatico e la ritenzione idrica e di schiarire le macchie della pelle.

Si trovano diverse creme viso al collagene in farmacia disponibili anche online, ma la migliore è Hydraphase UV Intensive Riche, che è una crema reidratante intensiva a lunga durata, particolarmente indicata per chi ha la pelle sensibile e secca e che necessita quindi di abbondante idratazione.

Le creme viso al collagene più richieste nella nostra farmacia sono:

Contiene sia collagene che acido ialuronico per reidratare intensamente e rinforzare la coesione tra le cellule, trattenendo l’acqua più a lungo. Inoltre protegge dai raggi UV e UVB.

Leggi anche: differenze tra effetto lifting ed effetto rimpolpante

Coenzima q10 a cosa serve, proprietà e benefici

coenzima q10

Quando si va avanti con gli anni, succede che la pelle ne risente particolarmente, presentando rughe e altri segni dell’età. Con gli anni infatti diminuisce la produzione di collagene e le cellule hanno poca energia, respirando male. Il coenzima Q10 si occupa proprio di trasformare il cibo che mangiamo in energia e di donare quest’ultima ad ogni cellula del nostro corpo, così da farle respirare e mantenerle in salute.

Il coenzima Q10, detto anche ubiquinone, è presente in ogni cellula del corpo. Inoltre è un potente antiossidante, contrastando i radicali liberi, mantenendo le cellule in salute e aiutando tutto l’organismo a lavorare in maniera efficiente.

Con il passare degli anni la quantità di coenzima Q10 presente nell’organismo tende a diminuire, causando quindi un calo nell’efficienza energetica e nell’azione antiossidante, generando nella pelle rughe e altri inestetismi. 

Cosa è il coenzima Q10

Il coenzima Q10 è un elemento idrofobico e sfrutta la liposolubilità per trasportare elettroni alle cellule. Viene chiamato anche vitamina Q, ma erroneamente poiché viene prodotta direttamente dall’organismo. Fondamentalmente il suo ruolo è quello di convertire il cibo in energia e donarlo alle cellule facendole respirare.

Si trova in quantità abbondanti sia nel cuore, che nel fegato, nei reni e nel pancreas, oltre in ogni cellula dell’organismo. È detto anche ubiquinone proprio perché si trova ovunque.

A cosa serve il coenzima Q10

Il coenzima Q10 ha il ruolo di potente antiossidante cutaneo e viene molto utilizzato anche nella cosmetica antiaging, per contrastare quindi i segni del tempo. Previene l’invecchiamento precoce cellulare, stimolando la formazione del collagene e contrastando l’invecchiamento cutaneo.

Il suo ruolo principale è quello di migliorare i meccanismi di respirazione cellulare che con il passare del tempo non funzionano più molto bene. Inoltre la sua funzione di antiossidante naturale neutralizza i radicali liberi, proteggendo quindi la pelle dallo stress ossidativo. 

L’utilizzo di cosmetici a base del coenzima Q10 è utile per contrastare l’invecchiamento cutaneo, poiché previene e minimizza le rughe e i segni del tempo, migliorando l’aspetto generale della pelle del viso. Protegge anche dal danno prodotto dai raggi UV.

È utilizzato sovente anche per ridurre i segni della stanchezza e della debolezza.

Quali sono le proprietà e i benefici del coenzima Q10

Le principali proprietà le troviamo a livello cardiaco, dove vengono consumati principalmente grassi per produrre energia, dove quindi il coenzima Q10 è particolarmente concentrato. Essendo il cuore la nostra principale fonte di energia, il coenzima Q10 permette a tutte le cellule di usufruire di questo benessere.

Il coenzima Q10 svolge una doppia funzione protettiva sulla pelle:

  • Protegge dallo stress ossidativo, causato dagli attacchi dei radicali liberi
  • Contrasta l’invecchiamento e il photoaging causato dai radicali liberi generati dall’esposizione ai raggi solari. 
  • Protegge dai danni ossidativi che provocano l’invecchiamento fisiologico della pelle. 

Per questi motivi viene molto utilizzato nei cosmetici antietà ed è considerato un elisir di lunga vita.

Quali alimenti contengono il coenzima Q10

Il coenzima Q10 è presente in alcuni alimenti, tra i quali verdure (broccoli, spinaci…), pesci (sgombro, aringa, trota…), semi (pistacchi, noci…), frutta (fragole, arance…), olio di soia, carne (pollo, manzo e maiale) e in cuore, fegato e reni.

Quando assumere il coenzima Q10

Sopra i 35 anni, quando la produzione endogena del coenzima Q10 diminuisce in maniera fisiologica, sarebbe opportuno quindi assumere questa sostanza attraverso degli integratori alimentari, alimenti ricchi di coenzima Q10 o prodotti cosmetici. 

Per rafforzarne l’azione benefica, è bene scegliere dei cosmetici contenti il coenzima Q10 associato a centella asiatica, vitamina A, C ed E, estratto di echinacea, collagene o acido ialuronico.

Come assumere il coenzima Q10

Si consiglia di assumere integratori alimentari (compresse, integratori da bere o polvere da disperdere in acqua) contenenti il coenzima Q10 durante i pasti, poiché la sua efficacia aumenta se assunto insieme a cibi carichi di lipidi, oppure di utilizzare i numerosi cosmetici che sono stati creati con questo coenzima. Altrimenti si possono trovare creme viso al coenzima Q10, sieri viso, maschere viso e creme corpo. 

L’assunzione del coenzima Q10 è sconsigliata durante la chemioterapia, in gravidanza e durante l’allattamento al seno.

Qual è il fabbisogno giornaliero del coenzima Q10

Il fabbisogno giornaliero del coenzima Q10 va dai 30 mg ai 100 mg. In caso di necessità i quantitativi possono aumentare fino a 300 mg.

Questa sostanza è sicura e ben tollerata dall’organismo, ma se assunta in dosi eccessive, può provocare nausea, diarrea, inappetenza, insonnia, vertigini, affaticamento e dolore addominale.

Effetto lifting ed effetto rimpolpante: le differenze

effetto lifting effetto rimpolpante differenze

Spesso alle donne capita di notare sul proprio viso dei difetti, delle imperfezioni che anche se piccole, non permettono di stare a proprio agio. Queste possono essere dovute a svariati motivi, all’età e quindi all’acido ialuronico che nella nostra cute che va diminuendo, agli agenti atmosferici come lo smog e i raggi UVA e UVB, allo stress, al fumo… tutti questi fattori provocano un invecchiamento della pelle. Ma oggi esistono diversi modi per cercare di rallentare, limitare o risolvere il problema senza dover intervenire chirurgicamente.

Per migliorare l’aspetto della pelle del viso, creme effetto lifting o creme effetto rimpolpante?

Sicuramente intervenire sulla pelle del viso, oltre a migliorarne l’aspetto, agisce anche a livello delle emozioni, donando nuovamente espressività e rinfrescando lo sguardo, poiché spesso le rughe danno un aspetto stanco al volto.

Effetto lifting o effetto rimpolpante?

Sia l’effetto lifting che l’effetto rimpolpante hanno lo scopo di correggere le imperfezioni e i segni del tempo. Intervengono entrambe sulla funzione idratante e sono studiate per pelli non più giovanissime, che tendono a seccarsi e a perdere tono ed elasticità. 

Questo effetto lifting lo si può avere con creme, fondotinta, sieri e fiale

Cosa vuol dire effetto lifting?

L’effetto lifting si ottiene con alcuni cosmetici, in particolare creme, che contengono alcuni principi, tra i quali l’acido ialuronico, che gioca un ruolo fondamentale nel distendere i lineamenti e attenuare le rughe. 

Deriva proprio dal lifting che però è un vero e proprio intervento di chirurgia estetica, che si esegue iniettando con dei piccoli aghi, 

  • l’acido ialuronico che riesce a donare alla pelle del viso un aspetto più giovane, luminoso e sano, donando un nuovo tono ed elasticità. Il suo scopo è proprio quello di eliminare dal viso e dal collo i segni dell’invecchiamento e le rughe. 
  • il botulino che inibisce l’attività di contrazione dei muscoli del viso, così da livellare le rughe e donando un aspetto più disteso alla pelle.

Si può donare nuova tonicità alla pelle intervenendo con creme effetto lifting, quindi senza ricorrere alla chirurgia estetica, quindi distendendo ed eliminando le rughe d’espressione e non, su:

  • Contorno occhi, eliminando così le cosiddette “zampe di galline”
  • Contorno labbra
  • Fronte 

L’effetto lifting ed il lifting servono a contrastare la perdita di pienezza, soprattutto delle guance. Rimodellare tessuti e muscoli, riposizionandoli, così da contrastare il rilassamento e il conseguente cedimento della pelle del volto.

Crema viso con effetto lifting immediato

Se comunque si desidera avere un effetto lifting senza dover per forza ricorrere alla chirurgia estetica, da oggi è possibile con l’utilizzo delle creme effetto lifting immediato studiate ad hoc per lo scopo. Stiamo parlando dei cosmetici effetto filler, cioè quelli che contengono concentrazioni elevate di acido ialuronico e collagene. Queste due sostanze infatti trattengono l’acqua nella pelle, così da lavorare sui volumi. Quindi, se applicate direttamente sulle rughe, ne riempiono il solco e donano alla pelle un aspetto immediato più levigato e omogeneo.

Da che età sono consigliate le creme effetto lifting?

L’utilizzo di creme effetto lifting, indicate quindi per rughe, cedimento della pelle, della tonicità dovuto anche all’età che avanza, sono consigliate solitamente dai 35 ai 40 anni, in maniera tale da prevenire ed eliminare già piccole imperfezioni e primi segni del tempo.

Come usare la crema Lifting?

Per avere un effetto lifting sul viso senza intervenire chirurgicamente è necessario ricorrere ad una crema studiata ad hoc. Se viene eseguita costantemente una beauty routine casalinga, si vedranno presto gli effetti. La crema effetto lifting sul viso va usata dopo aver pulito approfonditamente la pelle sia del viso che del collo e dopo averla detersa con un tonico. Si applica prima della crema viso abituale. Si può trattare tutto il viso e il collo oppure solo alcune zone, quelle magari maggiormente interessate. 

Effetto lifting sulle labbra

Esistono anche trattamenti in crema e balsami per avere un effetto lifting sulle labbra, per donare volume e rimpolpare, così da avere labbra più carnose senza dover sottoporsi ad interventi chirurgici. Gli effetti dei cosmetici rimpolpanti per labbra durano per alcune ore.

Acido ialuronico viso

acido ialuronico viso

L’acido ialuronico è una molecola che viene prodotta naturalmente dal nostro corpo. Questa sostanza ha lo scopo di idratare e proteggere la nostra pelle e i nostri tessuti.

Ammorbidisce, idrata e permette di mantenere la pelle giovane. Ma con il trascorrere del tempo, la concentrazione di acido ialuronico nella pelle diminuisce e così il suo effetto anti-age.

Su viso e collo questo provoca delle imperfezioni che spesso, in particolare le donne, cercano di evitare o aggiustare.

A cosa serve l’acido ialuronico puro

L’acido ialuronico serve a mantenere in salute la nostra pelle. Viene usato molto per la cura del viso in creme, sieri o filler oltre che medicinali, in quanto gestisce il collagene e l’elastina. 

L’acido ialuronico gioca un ruolo fondamentale nella composizione del tessuto connettivo, che si occupa di mantenere in salute la pelle, quindi di garantirgli il giusto grado di idratazione, di elasticità, di resistenza e di turgidità.

Fa sì, in altre parole, che la pelle mantenga il suo tono, trattenendo l’acqua così da garantirne sempre la giusta idratazione. 

Inoltre l’acido ialuronico ha la funzione di protezione del tessuto cutaneo da batteri e virus esterni, ha proprietà antinfiammatorie e aiuta la cicatrizzazione. Agisce anche preservando le articolazioni. 

L’utilizzo dell’acido ialuronico non da effetti collaterali, quindi è privo di controindicazioni.

Cosa fa l’acido ialuronico sul viso

L’acido ialuronico che produce il nostro organismo, si occupa appunto di mantenere la nostra pelle elastica, compatta, morbida e luminosa. Ma succede che con il passare degli anni, l’acido ialuronico tenda a diminuire, causando quindi un invecchiamento cutaneo, con la comparsa delle prime rughe e dei segni del tempo.

Quindi, in questi casi, l’intervento dall’esterno con acido ialuronico, che sia con creme, sieri, filler o integratori alimentari , aiuta a donare nuova vita alla pelle, aiuta a rimpolpare le rughe, a renderla di nuovo elastica, compatta e luminosa. 

Acido ialuronico in filler, quali controindicazioni?

filler (termine inglese che vuol dire “riempitivo”) viso all’acido ialuronico vengono utilizzati come trattamenti per rimpolpare le rughe del viso, attraverso un’iniezione con un piccolissimo ago, praticata dal medico poco sotto le rughe. Ringiovanisce la pelle rovinata da invecchiamento, stress, alimentazione scorretta, fumo e raggi UVA e UVB. Ovviamente il risultato è variabile e dipende sia dal tipo di pelle che dalla quantità di acido ialuronico usato. 

Purtroppo questo trattamento non è permanente, ma, visto il progressivo assorbimento dell’acido da parte dell’organismo, è necessario ripeterlo periodicamente. 

Inoltre l’acido ialuronico viene utilizzato anche per correggere dei piccoli difetti al viso come colmare delle piccole cicatrici oppure donare nuove forme alle labbra, dando ad esempio pienezza.

L’acido ialuronico raramente presenta controindicazioni, specialmente se praticato da personale esperto e specializzato. Il trattamento è sconsigliato per chi malattie della pelle, per chi ha infezioni causate dall’Herpes o altre patologie autoimmuni.

Inoltre è sconsigliato in gravidanza e in allattamento. Subito dopo il trattamento la pelle si può presentare con edemi, ematomi, ecchimosi e prurito, può risultare intorpidita. A volte può capitare che alcuni di questi sintomi, perdurino per periodi più lunghi nel tempo.

Oltre a provocare un leggero fastidio legato alle iniezioni in sé, a provocare una possibile “dipendenza” dal prodotto (la pelle continua a richiedere l’introduzione dell’acido ialuronico per evitare, appena svanisce l’effetto iniziale, di ritrovarsi con uno stato della pelle ben peggiore rispetto all’inizio), questo trattamento è molto costoso. 

Come si applica l’acido ialuronico in viso? Che differenza ce tra siero e acido ialuronico?

Visto il suo ruolo fondamentale e il suo effetto, l’acido ialuronico viene spesso utilizzato anche nella crema viso, così da poterne vedere gli effetti anche con un uso esclusivamente casalingo. Ovviamente gli effetti delle creme non sono paragonabili alle iniezioni sottocutanee, ma è un metodo più sicuro ed economico. 

La scelta della crema o del siero dipende dallo stato della pelle che si desidera trattare. Infatti su una pelle ancora giovane e che quindi non presenta particolari segni del tempo, basta utilizzare giornalmente una crema all’acido ialuronico. Invece quando la pelle è già matura e si notano i primi segni del tempo e dell’invecchiamento della pelle, è opportuno utilizzare il siero, così da vederne maggiormente gli effetti. 

La crema va passata sulla pelle perfettamente pulita, una volta al giorno. 

Il siero va utilizzato sulla pelle pulita, prima dell’applicazione della crema giorno. Questo procedimento infatti ne amplifica l’efficacia. La pelle si presenterà più idratata, tonica ed elastica. A lungo andare si nota una riduzione importante delle rughe del contorno occhi, della fonte e del labbro superiore. 

Cosa mettere prima dell’acido ialuronico?

Per ottenere maggiori risultati dall’acido ialuronico, c’è una routine che è bene seguire:

  • Detergente: pulire a fondo la pelle con una detergente
  • Tonico: utilizzare un tonico per preparare la pelle al trattamento
  • Crema, gel o siero all’acido ialuronico: ora la pelle è perfettamente pulita per ricevere l’acido ialuronico.
  • Crema giorno o contorno occhi: utilizzare una normale crema giorno (ricordarsi di usarne una che presenti un fattore di protezione solare) o crema contorno occhi. Questo passaggio è fondamentale per amplificare l’effetto dell’acido ialuronico.

Vitamina E, benefici e alimenti in cui è contenuta

vitamina e

Quando si parla di vitamina E si intende un gruppo di composti liposolubili, 8 per la precisione, tra cui tocoferoli e tocotrienoli. Spesso questi termini vengono utilizzati come sinonimi. Sono delle molecole molto delicate, vengono introdotte nell’organismo attraverso la dieta alimentare e vengono assorbite a livello gastrointestinale. Il termine liposolubile significa che è possibile accumularle come riserva nei vari organi interni ed in particolare nel fegato.

A cosa serve la vitamina E

La vitamina E è un potente antiossidante che serve a proteggere le membrane delle cellule dalle specie reattive all’ossigeno.
I tocoferoli e i tocotrienoli vengono utilizzati largamente in dermatologia sia per via sistemica che per uso topico, soprattutto per contrastare gli stati infiammatori della cute.

Svolge funzioni vitali per le nostre cellule. 

Quali sono le proprietà della vitamina E

Tra le principali proprietà della vitamina E troviamo: 

  • Funzione antiossidante, distrugge le forme più reattive dei radicali liberi, riducendo al minimo il loro effetto dannoso, soprattutto negli stadi infiammatori.
  • Regolatrice dell’attività enzimatica, influenzando l’espressione genica.
  • Effetti cardio protettivi, induce un miglioramento dell’arteriosclerosi e può prevenire la genesi del fenomeno arteriosclerotico. Viene utilizzato nella profilassi di malattie cardiovascolari e dell’infarto del miocardio. Inducono anche un abbassamento dei valori del colesterolo “cattivo”.
  • Effetto neuroprotettivo, prevenendo malattie del sistema nervoso come l’Alzheimer e il Parkinson.
  • Effetto sul metabolismo osseo, riducendo l’osteoporosi, la perdita del tessuto osseo (indotta per esempio dalla nicotina assunta attraverso il fumo) e stimolano la formazione dello stesso.
  • Effetto antitumorale, inducendo la morte delle cellule tumorali.

La Vitamina E viene inoltre utilizzata come coadiuvante della terapia farmacologica contro la calvizie maschile.

Dove si trova la vitamina E

La vitamina E, come tutte le vitamine, non può essere sintetizzata direttamente dall’organismo, e quindi è necessario introdurla attraverso un’alimentazione sana e variegata. Si trova sia in alimenti di origine vegetale (principalmente) che in alcuni di origine animale, tra i quali:

  • Olio (di oliva, di mais, di soia, di germe di grano, di arachidi, di palma -non trattato-, di girasole, di colza, di mandorla)
  • Latte e i suoi derivati, formaggi, burro e margarina
  • Frutta secca: nocciole, arachidi, pistacchi, anacardi e mandorle
  • Cereali 
  • Frutta 
  • Germe di grano, pane e pasta
  • Pinoli 
  • Spinaci, broccoli, asparagi
  • Patate
  • Pesce
  • Carne di manzo, di pollo e di maiale
  • Uova

La vitamina E è molto utilizzata in dermatologia sotto forma di stick, integratori, spray orali, creme, ovuli vaginali, salviette emollienti, lozioni tricologiche e shampoo.

Quanta vitamina E assumere giornalmente?

Il fabbisogno quotidiano di vitamina E per un adulto è tra i 7 e i 15 mg/die.

Effetti collaterali della vitamina E

Studi dimostrano che non ci sono effetti collaterali dovuti all’assunzione della vitamina E, ma sono state segnalate solo delle dermatiti allergiche da contatto dovute all’uso dei prodotti che la contengono per la cura della pelle.

Carenza di vitamina E

La carenza di vitamina E è molto rara ed è dovuta principalmente ad un difetto genetico metabolico che compromette le attività digestive, anomalie quindi nell’assorbimento o nel metabolismo dei grassi. In questo caso, la carenza di questa vitamina porta a problemi nervosi causati dalla cattiva conduzione degli impulsi elettrici a causa dei cambiamenti sia nella struttura che nella funzione della membrana nervosa. Inoltre può causare:

  • Retinopatia
  • Miopatie
  • Compromissione delle risposte immunitarie

Sintomi da assunzione eccessiva di vitamina E

Un’assunzione eccessiva di vitamina E è difficile da ottenere, persino attraverso l’uso di integratori. 

Tocoferoli e tocotrienoli vengono assorbiti a livello intestinale. La quantità in eccesso viene eliminata attraverso l’urina e le feci.

Vitamina K, benefici e alimenti in cui è contenuta

vitamina k

La vitamina K, o naftochinone, è una vitamina essenziale liposolubile composta da vitamina K1, K2 e K3. È opportuno introdurla nell’organismo attraverso l’alimentazione anche se il nostro intestino la produce, ma il corpo è in grado di conservarla, in particolare il fegato che in seguito la rilascerà gradualmente, ogni volta l’organismo che abbia necessità. 

La vitamina K viene suddivisa in 3 gruppi dovuti all’origine e alle sue funzioni:

  • Vitamina K1 (fillochinone) che è di origine vegetale e interviene nei processi di coagulazione del sangue
  • Vitamina K2 (menachinone) che è di origine batterica e aiuta l’assorbimento della microflora intestinale. Interviene nel benessere delle ossa
  • Vitamina K3 (menadione) che è di origine sintetica e viene inserita in alcuni farmaci per regolare i processi di coagulazione del sangue

A cosa serve la vitamina K

La vitamina K ha un ruolo fondamentale nel legame tra le ossa e il calcio, si occupa cioè di mantenere in forma le ossa, e nella coagulazione del sangue. La scelta della lettera K deriva proprio dal tedesco koagulation.

Viene assorbita a livello di intestino tenue, con l’aiuto della bile e del succo pancreatico e viene poi immagazzinata nel fegato, nel tessuto adiposo, nei polmoni.

Quali sono le proprietà della vitamina K

 La vitamina K ha diverse proprietà, tra le quali:

  • inibisce la calcificazione dell’irrigidimento arterioso. Studi dimostrano che più alto sia il livello di vitamina K assunta, minori siano le malattie cardiovascolari.
  • rallenta la crescita dei tumori

Dove si trova la vitamina K

La vitamina K viene prodotta dal nostro intestino, ma è inoltre contenuta principalmente nelle verdure a foglia verde (perché coinvolta nella fotosintesi). In particolare:

  • broccoli
  • pomodoro
  • spinaci
  • lattuga
  • cavoli 
  • cime di rapa
  • verza
  • asparagi
  • avocado
  • kiwi
  • prugne
  • frutti di bosco
  • uva
  • melograno
  • oli vegetali (in particolare quello di soia)
  • fegato 
  • uovo (in particolare il tuorlo)

Frutta, radici e cereali ne contengono dosi piuttosto contenute.

Quanta vitamina K assumere giornalmente?

Solitamente il fabbisogno giornaliero di vitamina K è di 1 mg per ogni kg di peso. Una dieta equilibrata garantisce comunque il giusto apporto di vitamina K all’organismo.

Carenza di vitamina K

La carenza di vitamina K può derivare da problemi all’apparato gastrointestinale, dal malassorbimento dei grassi, da dieta errate, da malattie renali croniche, da fibrosi cistica, dall’uso di farmaci (come gli anticoagulanti o gli antibiotici), da carenza di flora intestinale, dall’alcolismo o dall’età avanzata. 

La carenza di vitamina K può provocare alterazioni nella coagulazione, come una sindrome emorragica, un sanguinamento incontrollato delle mucose, in quanto ha un ruolo fondamentale nella coagulazione del sangue. Inoltre può portare ad una maggiore predisposizione all’osteoporosi e a favorire la calcificazione delle arterie e di altri tessuti molli. Può inoltre portare a fratture ossee, ad osteoporosi e ad alcune forme di artrosi.

Sintomi evidenti sono:

  • anemia
  • lividi
  • emorragie nasali e gengivali
  • mestruazioni eccessive
  • difficoltà nella cicatrizzazione di ferite, sia lievi che complicate (tipo interventi chirurgici)
  • sangue nelle urine e nelle feci

Mentre negli adulti, la carenza di vitamina K è comunque molto rara, nei neonati si è riscontrato diverse volte una carenza da vitamina K, tanto che a volte si ricorre a delle iniezioni della stessa per sopperirne la mancanza. Questa carenza è causata dalla placenta che fa passare poca vitamina, dal fegato neonatale che non è pronto ancora, dal latte materno che ne è povero o dall’intestino neonatale che non è completamente maturo durante i primi giorni di vita.

Sintomi da assunzione eccessiva di vitamina K

Sono stati rilevati pochissimi sintomi da assunzioni eccessive di vitamina K, quali:

  • trombosi
  • vomito
  • anemia
  • sudorazione eccessiva
  • vampate di calore
  • senso di oppressione al petto

Inoltre sono stati riscontrati rari casi di reazioni allergiche.